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L'introversione della libido

di ilrinascimento (29/03/2008 - 08:42)


A una passante

Attorno m'urlava. la strada assordante.
Alta, sottile, in lutto, nel dolor regale, una donna passò,
alzando con superba mano e agitando, la balza e
l'orlo della gonna; agile e nobile, con le gambe statuarie.

Ed io le bevevo, esaltato come un folle, nell'occhio,
cielo livido presago d'uragano,
dolcezza che incanta e piacere che dà morte.

Un lampo...poi la notte!
Bellezza fugace, il cui sguardo m'ha ridato vita a un tratto,
nell'eternità solamente potrò rivederti?

Altrove, lontano, troppo tardi, mai forse!
Perché ignoro dove fuggi, e tu dove io vada,
o te che avrei amato, o te che lo sapevi!

Charles Baudelaire






L'introversione pura, l'esclusività dell'autocostruzione emozionale si incarna nel modo più bello e più degno nella poesia di Baudelaire. Qui non esistono compiti esterni, però è maggiore l'aspirazione al governo dei sentimenti.

Esonerato dal compiere azioni, l'Io perde la sua specifica funzione di possedere l'oggetto del desiderio, ma si limita a contemplarlo, esercitando così una delle funzioni primarie del Se maschile: l'azione della percezione.
Esonerato dal compie l'azione, il Se maschile (l'Io che governa i sentimenti generati da istinti, pulsioni e libido), compie unicamente azioni simboliche attraverso la funzione creativa della percezione, per cui l'io diventa il mondo stesso, non esistono altri soggetti al di fuori del soggetto.

E' in questa condizione di assenza, di esonero, di abbandono dell'ego di perseguire gli scopi precognizzati dalla ragione calcolatrice, che l'artista compie il capolavoro di percepire l'incedere maestoso e statuario dell'anima mundi.

Nella percezione simultanea di "immagine e sentimento" avviene il miracolo dell'ispirazione creativa, per cui ogni analisi dell'immagine percepita con l'occhio (la bellezza della donna) diventa autonalisi, conoscenza di, esperienza reale dell'emozione.

Nella dimensione "estatica" del Se, ogni cosa, ogni oggetto riceve valore unicamente dal fatto che suscita un sentimento nel soggetto. Il valore è contenuto nel sentimento che si prova e non nell'oggetto percepito, per cui ogni aspetto della vita può trasfigurare agli occhi di chi "guarda con il cuore".

Il mondo conferisce splendore e colore al mio sentimento e, quel che è più, solo il sentimento costituisce l'oggettualità. In questa condizione melanconica di trasferimento dell'attenzione sul sentimento avviene il fenomeno dell'assenza dell'univocità, per cui le sensazioni, le emozioni e i sentimenti corporei (i fiori, la frutta e il nastro che addobbano l'anima mundi) possono essere variamente interpretati e devono perciò essere continuamente sottoposti all'analisi. Il fatto che ogni analisi sia autoanalisi significa nel contempo che quest'ultima in è "aperta", che è necessario analizzare sempre di nuovo la propria "anima".

Il "valore" dello stato d'animo, dell'impressione momentanea cresce così ininterrottamente e il mondo dei sentimenti si costruisce tutto a partire dal "valore" dei moti d'animo.

L' esperienza creativa del Se maschile, chiamata dagli alchimisti "azione della percezione" (Elixir rubeum), si congiunge alchemicamente con l'esperienza del Se femminile, caratterizzata invece dalla "percezione in azione" (Elixir album).

Leonardo insegnò ai suo discepoli ad agire come le donne, a seguire istintivamente le informazioni provenienti dalla percezione (gli occhi collegati al cuore) e a crare l'opera in conformità ai "moti dell'animo" ("Animus"). Allo stesso tempo insegnò l'arte di astenersi dall'azione e ad ascoltare in meditazione la "voce del cuore" (Anima).

Qual è il risultato di questa sottile alchimia del Se androgino? Ancora oggi si può percepire dalle opere dell'artista androgino il riflesso di una "lux opacissima", la luce dell'anima, in grado di trasmettere la "musica del Se" in forme liriche.

I concetti dei sentimenti si accumulano, si porgono per così dire la mano l'un l'altro e costituiscono la forma lirica. Mi riferisco a tutti i concetti di sentimenti: le percezioni, gli stati d'animo, gli affetti, le emozioni, tutti espressivi. I colori, i toni, i profumi, i piaceri, i desideri intensi, le emozioni, le passioni danno omogeneità alla forma lirica. Manca soltanto la volontà. L'artista ispira ed espira se stesso (Iamsuph, So ham, il mantra degli alchimisti) .

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Il gatto con gli stivali

di ilrinascimento (22/03/2008 - 09:52)


Sperimentiamo quotidianamente l’impotenza della volontà che origina dall’ego, dall’Io- voglio, e ci illudiamo allo stesso tempo di poter modificare la realtà esercitando l’Io- posso. Come afferma Duns Scoto, un filosofo del 1200, la forza dell’Io-posso presuppone un Io-non-devo, restrittivo e castrante che si scontra con la mente subcoscia (Eva), per sua natura allergica ad osservare qualsiasi restrizione. Lo stesso concetto era stato formulato da San Paolo quando afferma
“la mente che comanda se stessa, trova resistenza”
Per comprendere la sottile differenza tra la volontà egocentrica (il sole) e la volontà del Sè, per sua natura privo di ego (il sole nero), gli alchimisti del Seicento elaborarono nella favola del Gatto con gli stivali il compimento della trasformazione alchemica del "seme" (il figlio privo di qualsiasi bene materiale, ma dotato di intelligenza creativa) in ricchezza, felicità e conoscenza.

La vicenda è nota. Un mugnaio in punto di morte lascia in eredità il mulino (libido dell'ego) al figlio maggiore, una cospicua somma di denaro (pulsione dell'anima)al secondogenito e unicamente un gatto (intelligenza istintiva connessa al seme) al figlio minore. Triste e sconfortato il giovane lascia la casa del padre (come il "figliol prodigo", ma privo di quasiasi risorsa da sperimentare e consumare) per andare in cerca di fortuna.

L'intelligenza corporea (mercurio) può evolvere in due direzioni: riconoscere di essere figlio di un Padre trascendente (saturno)che preordina le funzioni mentali in categorie razionali e principi dogmatici, oppure evolvere attraverso l'esperienza diretta (Zeus) determinata dalle situazioni di indigenza e necesssità, di paura e desiderio, di sfiducia e impotenza che contraddistinguono la vita dei rapporti quotidiani con il mondo.

Chi sceglie la pillola blu gestisce il mulino del padre che macina la stessa farina tutti i giorni; chi sceglie la pillola rossa affronta la triplice "trasmutazione" dei fattori mentali (tamas, rajas e sattva) in "percezione intuitiva, logica e translogica" per sua natura capace di proiettarsi al di fuori della storta (la testa) e risolvere rapidamente ogni situazione difficile (l'argentruum vivum, i calzari alati di Hermes).

Anche nel film "Matrix" il protagonista viene sottoposto al triplice lavaggio "igneo" del mercurio, metafora di un processo di purificazione dell'intelligenza appesantita dal sistema delle credenze, delle abitudini e dei luoghi comuni che impediscono una visione chiara e priva di pregiudizi della realtà.

E' significativo che la prima azione compiuta dall'intelligenza ististiva del gatto con gli stivali (Hermes) sia quello di gettare il corpo del padrone nel fiume, per ottenere un duplice vantaggio. Purificare la percezione sensoriale dagli "habitus" e proiettare nel mondo una "nuova immagine di se". Non si tratta di trasmettere una immagine diversa da ciò che siamo, ma una immagine ripulita dagli stereotipi che condizionano la nostra visione di ciò che è reale e quindi vero. Vediamo solo ciò in cui crediamo e a ciò che vogliamo credere. Se siamo ispirati dalla libido autoaffermativa dell'ego e dalla pulsione autocentrica dell'anima, vedremo la vita come un terreno di conquista o di realizzazione dei desideri materiali. Se siamo invece ispirati dalla volontà di conoscere la verità, arriveremo a comprendere la vita come una occasione unica e irripetibile di sperimentare l'esistenza (Sat), la coscienza (Chit) e la beatitudine del Sè (Ananda) e la possibilità ( karma permettendo) di conquistare ricchezza, felicità e conoscenza.

Il Gatto "sente" arrivare la carrozza reale, metafora della "buona occasione" (il re)
e della "fortuna" (la principessa), e corre a istruire i contadini di dire alla coppia reale di lavorare per conto del marchese di Carabas. La mente creativa attira a la fortuna, costringe la carrozza a fermarsi e sostare, giusto il tempo per farsi condurre su un nuovo "campo di esperienza" più creativo, in cui è possibile sperimentare il potere della percezione intuitiva di "dominare" e "farsi gioco" dell'egocentrismo e del narcisismo dei potenti (l'orco e il suo castello).

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Il Sè testimone

di ilrinascimento (14/03/2008 - 10:57)


Verità è soggettività. Realtà suprema è Soggettività assoluta. Alberi e case sono gli oggetti della vista dell'occhio che ne è il soggetto. Ma l'occhio è a sua volta l'oggetto della mente che ne diviene il soggetto. E così ancora, la mente è oggetto della consapevolezza che è soggetto e la consapevolezza, infine, sarà soggetto in quanto sede permanente di testimonianza interiore.

E visto che non esistono processi ad infinitum, concluderemo dicendo che esiste un singolo Io universale che è Colui che vede non visto e che ode non sentito, testimone (Sackshi) di tutti i vari stati dell'uomo, sia che costui cammini, sogni, dorma o sia in estasi. L'esplorazione della consapevolezza soggettiva è dunque in pratica assai più importante di qualsiasi sofisticata ricerca tecnologica dell'universo oggettivo che concerna la nostra madre terra, la luna o le stelle o i pianeti tipo Marte.

Il mondo oggettivo tende a proiettarci in una estroversione nella quale ci perdiamo, mentre con la soggettività rivolgiamo uno sguardo all'interno riuscendo a comprendere non soltanto il nostro vero io, ma anche l'universo oggettivo che altro non è se non mera proiezione, emanazione e sovrastruttura di Nomi e di Forme su quella Realtà assoluta che, soggettivamente, è chiamata Aatman, mentre oggettivamente, nella filosofia indiana, prende il nome di Brahman. Nello stato noto come Turya, al di sopra degli stati di movimento, di sogno e di sonno, sperimentiamo l'identità dell'Aatman soggettivo con il Brahman oggettivo. Tale realizzazione è espressa sottilmente in quest'aforisma vedantico: So' Ham (io sono Quello) o Tatvamasi (Tu sei Quello)

E' difficile per i cristiani immaginare un percorso spirituale di liberazione dal mondo dei nomi e delle forme che impediscono la visione della realtà, unica, assoluta e uguale per tutti gli alchimisti che giungono a far riposare la "Mente nel cuore".
Eppure Botticelli, verso la fine del 1400, dipinse una serie di "Madonne" che avevano in questo senso un preciso significato simbolico. La testa reclinata verso il basso, lo sguardo rivolto all'interno, verso il centro del cuore, la delicatezza dei lineamenti del viso e il linguaggio delle vesti, degli ornamenti e dei colori delineano un "percorso segreto" di evoluzione della consapevolezza dell'anima (sensazioni, emozioni e sentimenti) in consapevolezza delle immagini e delle parole ( i due angeli) che pervadono l'etere, il quinto elemento in cui si forma il mondo delle illusioni, delle proiezioni e delle emanazioni soggettive.

Restringere il campo della percezione al mondo interiore significa innalzare le mura del "giardino dell'anima" (l'Hortus conclusus) in cui è possibile riconoscere (coltivare) il rapporto "proporzionale" esistente tra realtà interna ed esterna, fino a realizzare l'equazione sincronica fra le due dimensioni.
In questo stato della mente anche la consapevolezza di Sè (il Bambino) si distacca dalla braccia della Madre (Coscienza del Se Testimone) e diventa oggetto di contemplazione

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San Francesco

di ilrinascimento (10/03/2008 - 12:38)


Nei  primi decenni del  1300 si assiste  in Italia alla  fioritura di una nuova sensibilità morale, etica ed estetica che prende avvio  dalla diffusione di opere provenienti dalla Grecia classica e dalla  radicale trasformazione  socio - economica  che investe le città  italiane che conquistano l’autonomia di repubbliche.  In particolare  Siena e Firenze diventano le capitali di una nuova cultura che spinge  all' emancipazione non solo politica dallo Stato della Chiesa, ma soprattutto etica e spirituale. Contemporaneamente emergono individui che traducono in pratica ciò che Ruggero Bacone (1214-1294), un erudito che conosceva oltre il latino, l’ebraico, l’arabo e il greco, aveva intuito essere l’ ‘istanza più urgente’ dello ‘spirito del  tempo’: il problema della conoscenza priva dell’esperienza  diretta. 

 

In uno dei suoi  libri afferma: "Ci sono due i modi di conoscere; si conosce o per mezzo del ragionamento e, o per mezzo dell’esperienza. Il ragionamento  ci porta alla conclusione  o ci  costringe  ad  ammetterla,  ma non è  in grado di darci certezza, né riesce  ad allontanare il dubbio, acquietando la mente nella  intuizione  della  verità  se  non quando riesce  a  trovarla  mediante  l’esperienza..,perciò  non  basta  solo il ragionamento, ma  è necessaria  anche  l’esperienza diretta.".

A differenza di quanto avviene nel resto d’Europa,  in Italia si assiste ad un rapido cambiamento della percezione collettiva di ciò che è giusto per l'individuo in rapporto alle Istituzioni, favorito dal prolificare del ceto dei mercanti, degli artigiani e dall'affermazione dei banchieri in campo politico ed economico. Nel giro di pochi decenni si afferma nelle corti dei Principi e dei Duchi una diversa concezione delle finalità esistenziali rispetto alle esigenze della collettività, rappresentata  simbolicamente dalla "figura" dell‘ermafrodito. L'ermafrodito  sintetizza la coscienza dell’individuo consapevole  di poter percepire autonomamente  la verità, di poter discriminare  il vero dal  falso sulla base dei  propri sentimenti  e  conoscenze acquisite. La nuova coscienza ermafrodita sintetizza l'abilità concettuale di  tradurre  l'esperienza del sentire  in opere che  testimoniano una conoscenza diretta e personale del mondo e della verità, così come si presenta al primo sguardo.

Nell’Europa del XII secolo la diffusione della cultura di ispirazione araba-orientale, proveniente dalle labili frontiere della Spagna, espande la consapevolezza collettiva in tre ‘filoni interpretativi’ che avranno un notevole influsso  sulle scelte creative degli  individui  più sensibili. L’esaltazione  dei  sentimenti  d’amore presenti nelle liriche della poesia araba feconda nell’Europa del Nord  il culto  dell’ ‘amore  casto e  dall’amor  cortese’  che ispirerà i romanzi cavallereschi sul Grall,  intrisi di  simbolismo e di metafore ermetiche inerenti la trasformazione della libido per mezzo della rinuncia sessuale, la devozione del cuore  e la conseguente elevazione spirituale indotta attraverso il  sacrificio dell’ego, compiuto in nome degli  ideali di purezza e castità fraternamente condivisi (i cavalieri della Tavola Rotonda) 

In Italia, invece, l’esperienza mistica di S. Francesco diviene il modello "concreto e reale" di una ulteriore fase di trasformazione dell'identità spirituale.  La consapevole  rinuncia alla libido sessuale, alla ricchezza  materiale e al  privilegio di nascita  ha infatti il potere di  innescare e di portare  a compimento il processo di trasformazione  dell’identità  ermafrofrodita  nella consapevolezza trascendente  dell’androgino.  L'androgino, a differenza dell'ermafrodito che rimane coinvolto nel mondo materiale, percepisce la possibilità di integrare  le energie ‘lunari’ dell'anima nella coscienza ‘solare’  come esperienza  concreta  in grado di ristabilire l’armonia dell’essere con la perfezione biologica della Natura, la perfezione matematica del Creato e la perfezione dell’Universo dominato dal Tempo ciclico.  

Rinunciando all’identità sociale e libero dai legami materiali, dagli abiti sontuosi (l'identità sociale)  e dalle  ricchezze paterne, Francesco assimila direttamente dalla ‘luce di Dio’ i contenuti filosofici  che sono il fondamento della teoria greca degli stoici, dei cinici e degli epicurei che pongono come condizione per il raggiungimento della saggezza la rinuncia al mondo.

“Se la  salvezza  non è di questo mondo , tanto vale  rinunciarvi,  e  il  rinunciante, (samnyasin), che  si fa  strada  nella  cultura  indiana  antica  come  colui che  cerca  la  verità abbandonando la  vita  sociale  e i suoi obblighi per dedicarsi alla  propria ascesi individuale, è il prototipo dell’individuo. Il suo tratto specifico è quello di bastare a se  stesso  rinunciando al mondo sociale,  condizione  indispensabile  per  lo sviluppo spirituale individuale.”[Umberto Galimberti , Psichè e techne]  

La sublimazione della libido sessuale  nell'amore per Dio, per la Donna  o per la Natura,  inteso come sentimento mistico, trascendente e unificante  in grado di risvegliare l’anima, produce  un immediato cambiamento nel ‘percorso evolutivo occidentale’. L'alchimia dell'istinto, della pulsione e della libido  nella consapevolezza dei sentimenti e dei moti d'animo  che contraddistinguono la vita interiore,  ispira l’individuo a diventare  un cercatore di verità, un pellegrino o  un viandante in perenne viaggio alla ricerca della ‘fonte di salvezza’, oppure, come avviene in Francesco d'Assisi, sospinge l’anima a cercare ‘misticamente’ dentro se stessa l’illuminazione ‘dello spirito’ (la coscienza androgina) 

Questa premessa è necessaria per comprendere  il "valore spirituale" dell'opera realizzata da Caravaggio  nel 1594. ovvero tre secoli dopo l'esperienza mistica del santo. I tempi sono  ovviamente cambiati e l'affermazione del pensiero scientifico (Galilei, Torricelli, ecc) testimonia il  passaggio a un diverso metabolismo cognitivo caratterizzato dall'analisi razionale delle prove, dalla conoscenza tecnica e matematica degli elementi in gioco e dall' indagine logica e meticolosa dei metodi di approccio alla  realtà dei fatti. Caravaggio è circondato da cardinali, prelati e frati francescani che  sembrano conoscere e trasmettergli  i segreti dell'alchimia cattolica. La rinuncia al mondo materiale proietta l'anima nei territori  spesso pericolosi  del misticismo irrazionale. Per l'alchimia cattolica questo passaggio è necessario e spesso doloroso, poichè le funzioni razionali, prerogativa dell'emisfero sinistro, vengono bypassate per lasciare spazio a una visione  divina e unificante dell'essere con la Natura, il Creato e l'Universo.  Le crisi mistiche dei santi, la passione  erotica per Cristo, l'estasi dell'anima al cospetto della luce e  le stigmate sulle mani e sui piedi  testimoniano  la crisi di passaggio dalla dimensione egocentrica e materialistica caratterizzata  dall'identificazione con le pulsioni e le passioni, a una dimensione in cui l' essere perde il senso di sè e si proietta nel "mondo astrale"   costruito dalla propria religione. Ecco allora  che per  l'iniziato ai "Misteri di Cristo",  la religione diventa una specie  di "incubatrice " in cui l'anima deve rimanere per un limitato periodo di tempo.

L'esperienza del mondo astrale  (sensazioni, emozioni, sentimenti, passioni, estasi e  canalizzazioni  oniriche subconscie) permette all'alchimista cattolico di andare oltre  il misticismo irrazionale per approdare invece a una nuova consapevolezza di sè,  caratterizzata  dalla coscienza lucida e razionale della realtà e dalla conoscenza diretta e  soggettiva della verità spirituale. Ecco perchè Caravaggio dipinge San Francesco con le palme aperte, per testimoniare a tutti che le stigmate sono scomparse e che la fase  del misticismo buio (come la notte) e irrazionale  (l'arcangelo Uriele che lo sostiene è  il protettore della razionalità logica e costruttiva)  è stato superata.

Poco distante dall'evento iniziatico, più importante quindi delle stigmate, Caravaggio dipinge i compagni di Francesco intorno al fuoco, in attesa che il Santo  si risvegli dalle suggestioni mistiche  e sia disponibile a parlare della propria esperienza con razionalità e chiarezza.  Il dipinto descrive quindi il passaggio dal mondo astrale della religione al mondo mentale dell'alchimia interiore in cui finalmente l'individuo comprende il significato evolutivo della rinuncia ai piaceri della carne e della trasformazione della  libido in amore, coscienza e conoscenza. Per Caravaggio,  e  i filosofi alchimisti del suo tempo, la religione è  una "incubatrice psichica" in grado di proteggere l'anima dalle esperienze psichiche borderline, cioè da quelle esperienze che sfociano spesso nella follia individuale (credere di essere  l'Eletto o il Figlio di Dio) e collettiva (la jihad islamica e la guerra santa) che vanno ben oltre  la consapevolezza razionale di ciò che è giusto  per se stessi e gli altri (l'arcangelo Uriele).  

 

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Brueghel, Il paese di Cuccagna

di ilrinascimento (06/03/2008 - 17:39)


L’educazione alla “percezione critica” è il primo nodo che la cultura occidentale deve sciogliere al più presto, al fine di sviluppare l’attitudine naturale della mente a situare tutte le informazioni in un contesto e in un insieme.
I mezzi di comunicazione di massa hanno svolto per tutto il XX° secolo il compito di assecondare, inibire o stimolare la percezione critica dell’individuo, veicolando in forme sottili il consenso o il dissenso su soluzioni in cui veniva richiesta l’adesione o il rigetto di proposte politiche, sociali e culturali di interesse collettivo.
“Si deve insegnare, e ciò fin dalla scuola elementare, che ogni percezione è una traduzione ricostruttiva, operata dal cervello e dai terminali sensoriali, e che nessuna conoscenza può fare a meno dell’interpretazione.” (Edgar Morin, 2001)
Chi scrive e commenta attraverso i mezzi di comunicazione interpreta la realtà in conformità alla peculiare essenza della sua visione del mondo e della vita. La capacità dell’individuo di evolvere nella percezione critica non dipende dalla preparazione culturale, dallo status sociale e professionale o dall’orientamento filosofico, politico e religioso. In ogni momento della vita l’individuo manifesta all’esterno ciò che evolve all’interno in termini di consapevolezza di sè, coscienza discriminante e comprensione psicologica della realtà. Ciò si traduce in un particolare umore, stato d’animo, sentimento di vita, filosofia e coscienza storica che i filosofi rinascimentali definivano sinteticamente con il termine “fondo dell’anima”.
La percezione critica di come il pensiero sia modellato dal “fondo dell’anima”, sintesi del retaggio educativo, delle esperienze personali e di specifiche scelte culturali, diventa di massima utilità per valutare con ragionevole distacco non solo i teoremi, le tesi e le ipotesi elaborate dagli esperti, dai consulenti e dagli specialisti del sapere occidentale, ma anche le proprie convinzioni, scelte e decisioni di carattere morale, etico, religioso, politico, ecc“Così noi possiamo mostrare che si possono avere, a partire da testimonianze contraddittorie sullo stesso evento, per esempio alla vista di un incidente d’auto, percezioni che comportano spesso delle razionalizzazioni allucinatorie. Si possono descrivere casi di percezione imperfetta, dovuti all’abitudine o un’attenzione solo accennata, a disattenzione verso un dettaglio insignificante, a una interpretazione sbrigativa di un elemento insolito e soprattutto a una scarsa visione d’insieme o un'assenza di riflessione" (E.Morin, 2001). La differenza sostanziale che esiste tra una buona percezione di tutti gli elementi in gioco da una pessima percezione della realtà, spesso riduttiva e incerta, è dovuta principalmente alla difficoltà dell’individuo di mantenere l’attenzione psichica per un tempo sufficiente affinchè il bit di informazione concluda il ‘percorso circolare’ e si depositi nella memoria, dopo che lo stimolo abbia agito sui tre diversi sistemi: percettivo-cognitivo, dell’attenzione e dell’emozione. L’attenzione è certamente una facoltà che si può migliorare con lo studio, l’esercizio mentale quotidiano e l’abitudine a soppesare i contenuti cognitivi provenienti dagli ‘imput’ sensoriali. Bisogna imaparare a decodificare non solo gli stimoli sensoriali che soddisfano la curiosità nell’immediato, ma anche analizzare le informazioni che sono spesso invisibili all’occhio fisico, ma non al sistema della percezione corporeo (le ghiandole endocrine) che si è sviluppato nel processo di adattamento all’ambiente. Brueghel descrive nell’allegoria “Il Paese di Cuccagna” le fasi preliminari della percezione, quelle che portano l’anima psichica ad uscire dal tunnel buio dell’inconsapevolezza per osservare, comodamente adagiata su un cuscino di velluto, gli attori protagonisti della storia e della vita. Una donna con la visiera dell’elmo aperta, protetta da armatura e guanti di ferro, si sporge a guardare la realtà, determinata come un guerriero che ‘deve’ aprire gli occhi sulle crudeltà, le miserie e le illusioni di cui sono piene le cronache quotidiane e le vicende umane. Guardare in faccia la realtà senza interferire anticipatamente con le facoltà del giudizio soggettivo, spesso elaborato come pregiudizio conformista o rifiuto subconscio di elaborare la diversità, l’angoscia emotiva o le proibizioni morali instillati dai tabù, comporta un atteggiamento di apertura serena e fiduciosa a tutte le “frequenze di luce”, a tutto lo spettro di esperienze che contraddistinguono la vita dell’uomo della terra. Ignorare o fare finta di ignorare l’esistenza del male, della crudeltà, della violenza e del peccato morale, etico o ecologico, significa rimanere ciechi, stupidi ed emarginati dalla realtà e dalla conoscenza della verità per tutta la vita. Ignorare o far finta di ignorare che l’errore di valutazione dovuto ad un eccesso di razionalizzazione o di pragmatismo, anche volto apparentemente a realizzare il bene collettivo, può comportare il disastro, la distruzione e la fine di ogni speranza di conciliazione degli opposti, significa affondare nell’illusione di stare dalla parte della verità o di avere il pieno controllo della situazione. Brueghel è l’artista rinascimentale che per primo affonda impietosamente il coltello nelle piaghe della società del suo tempo. Lo fa con la lucidità distaccata del giornalista attento, del critico impietoso, privo di qualsiasi forma di compassione o di giustificazione storica o morale: ciò che guida il suo pennello è una curiosità che evolve rapidamente in percezione critica, ragione discriminante e coscienza etica.
Non è privo di suggestione il fatto che a distanza di appena un anno dalla realizzazione del dipinto “il Paese di Cuccagna” Brueghel raccolga i frutti della sua ricerca: lo sguardo impietoso dell’artista alchemico spinge fino agli estremi le facoltà della percezione critica di indagare a fondo il mondo degli “storpi e dei ciechi”, allegorie straordinarie di una società malata nello spirito, incapace di determinare le proprie azioni con coscienza e di guardare in faccia la realtà in cui sono i governanti, o gli esponenti della coscienza collettiva, ad essere ciechi, incapaci di produrre scelte giuste e decisioni pertinenti ai veri bisogni della collettività, poiché “…ora se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa.”
I tre dipinti hanno un comune denominatore, un unico modello compositivo, un’unica fonte di ispirazione. Brughel, è risaputo, era un alchimista, un mistico, un esoterico. Conosceva i simboli dell’astrologia, dell’alchimia e il significato occulto delle parabole contenute nei vangeli. I suoi attori si muovono in un mondo–teatro che recita la propria follia, la propria libido, la propria sacralità senza tuttavia crederci fino in fondo.
La sua visione non è né morale, né etica. Non si schiera da nessuna parte poiché sceglie, o è costretto suo malgrado, di assumere la posizione del ” Testimone”, cioè di colui che non può fare a meno di osservare la realtà con consapevolezza critica.
Brueghel assimila in Italia, sicuramente a Roma o Firenze, i principi della visione alchemica del mondo materiale e spirituale.
La conoscenza alchemica si struttura in quattro parti definite dai quattro assi della croce, il modello primario della spiritualità e della filosofia alchemica occidentale. L’alchimia è fondamentalmente un processo di introversione dell’energia psichica (o libido) sul piano orizzontale del tempo al fine di far emergere le facoltà superiori della coscienza razionale intuitiva e trascendente che si sviluppano sul piano verticale, dal ‘fondo dell’anima’ alla Mens imago Dei di cui parla Agostino.
Quando l’asse verticale dell’energia psichica generato dall’ anima evolutiva interseca l’asse orizzontale in cui ‘avviene’ l’espansione della percezione critica sul filo dell’orizzonte, avviene una progressiva ‘distillazione del mercurio’, metafora della trasmutazione dell’intelligenza sensoriale in mente razionale. La percezione critica dischiude (la visiera dell’elmo sollevata) alla conoscenza delle motivazioni, delle intenzioni e dei sentimenti egocentrici che conducono l’individuo a divenire vittima della libido altrui (il soldato morto con il braccio amputato), della propria libido materialistica (il contadino nel quadrante sottostante giace stremato per terra con la schiena spezzata dal duro lavoro) e del desiderio di evadere dalla realtà con la fantasia e la ricerca dei piaceri sensoriali (il fannullone opulento). I primi tre quadranti definiti dalla croce descrivono i tre atti di trasmutazione della percezione critica in consapevolezza critica, storica e psicologica delle dinamiche sociali, della libido individuale e collettiva e dei meccanismi subconsci e inconsci di fuga dalle responsabilità personali che conducono inevitabilmente alla distruzione, all’avidità e all’ignoranza. Il cibo è a portata di mano, posto sull’albero della conoscenza, su un piano appena più elevato della coscienza sensoriale, ma nessuno dei tre è in grado di appropriarsene. Nel quarto quadrante invece un omino “buca la nuvolaglia”, metafora del sistema delle illusioni indotte, delle autoillusioni e delle percezioni erronee, e scende a testa in giù nel “paese di Cuccagna” dove il cibo (e il denaro), gli corrono incontro e le oche, già spennate, si offrono su un piatto d’argento.
L’allegoria di Brueghel si compone di quattro metafore che descrivono compiutamente il passaggio evolutivo compiuto dall'individuo che decide di sollevare la visiera e di guardare la realtà dall’Ascendente (AS), il punto in cui sorge il sole.
Dal punto in cui il sole inizia ad albeggiare, l’alchimista può percepire in anticipo gli effetti devastanti prodotti dalla Libido emergente. E’ facile prevedere gli esiti prodotti dall’ascesa al potere degli individui che sono motivati dall’istinto, dal bisogno e dal desiderio di soddisfare la libido egocentrica, considerata dagli alchimisti rinascimentali il “peccato originale” che bisogna estirpare dalla natura umana.

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I figli di Urano

di ilrinascimento (29/02/2008 - 17:07)


 

 

 

 

Interfaccia  mente- coscienza

 

 

Il linguaggio non  è soltanto un mezzo per comunicare, bensì è una componente costitutiva della ragione stessa, del pensiero. Il pensiero a sua volta è un agire  in uno spazio  immaginato all’interno del cervello. Si dice spesso che il pensiero è “profondo, laterale, superficiale,  interiore, anteriore, ecc…” perché il linguaggio  traduce in termini spaziali e quindi razionali tutti i rapporti che stabiliamo con il mondo esterno.

 

 

 

 

Senza la conoscenza del linguaggio non esisterebbe la possibilità di un pensiero consapevole e trasmissibile all’esterno. Il linguaggio serve a molteplici scopi: a informare, a influenzare il comportamento, ad esprimere emozioni, ingannare, classificare, dialogare con gli altri e con se se stessi e ad inibire, controllare, contenere e veicolare la rabbia, la collera e l’invidia verso forme verbali di contenimento e razionalizzazione degli istinti e della pulsione.

 

 

 

 

Quando il linguaggio (mercurio) proviene dall’esperienza, dalla comprensione e dalla conoscenza diretta della realtà (Giove), dà vita a un processo di simbolizzazione creativa (Hermes) che ha lo specifico compito di educare e influenzare il comportamento dell’individuo attraverso la trasmissione orale di favole, leggende e miti (la  ragione discorsiva di Zeus), oppure si traduce in un ordinamento logico e razionale di precetti, regole e leggi che hanno lo scopo specifico di inibire i comportamenti violenti, le reazioni selvagge e la violazione delle norme di comportamento sociale di gruppo, della tribù o della società di appartenenza (la ragione razionale di Saturno).

 

 

 

 

Mentre l’astrologia  (Urano) è un linguaggio simbolico che funziona da interfaccia tra il cervello e la mente, la ragione discorsiva (Zeus) da cui hanno origine le favole, le leggende e i miti, funziona da interfaccia tra la mente e la coscienza dell’individuo. La cultura greca concepisce la mitologia come il fulcro di quelli insegnamenti di ordine morale, etico e spirituale che possono convincere l’individuo ad intraprendere quel sentiero di trasformazione spirituale che lo porterà a incarnare l’autentica coscienza umana  (il processo di individuazione descritto da Jung).

 

 

 

 

La ragione discorsiva che caratterizza il poema mitologico è quindi una rappresentazione di schemi psichici, mentali e spirituali ripetitivi che si presentano nel cervello dell’individuo indipendentemente dalla razza, dalla cultura, dalla società, dalla civiltà e persino dalla Era in cui si trova a vivere. 

 

 

 

 

La mitologia narra che Urano generò due figli: Cronos e Zeus. Il primo castra il padre e gli subentra nel dominio del mondo. La sua stirpe, priva di qualsiasi volontà di elaborare gli istinti, le pulsioni e la libido (Marte), ha il merito di far nascere e sviluppare le società civili fondate sull’ordine, la razionalizzazione delle risorse nel tempo e la creazione di sistemi di controllo (istituzioni), contenimento (religione) ed inibizione della reazione istintiva e della pulsione psichica (leggi e psichiatria).

 

 

 

 

La cultura greca è consapevole che  la razionalizzazione del tempo, delle risorse e dei mezzi di produzione e gestione del potere non è in grado di produrre né coscienza, né bellezza. Le arti nascono da un processo di trasformazione  dell’energia vitale e sessuale in amore, desiderio e volontà di trascendenza che non possono germinare nel mondo materiale creato da Saturno. Ecco allora che Zeus uccide Cronos e sale sulla sommità dell’Olimpo (AS) per generare  il pensiero mitologico- magico (Pesci) governato da alcuni paradigmi di base per mezzo dei quali tutto trova spiegazione, dalla nascita alla morte. 

 

 

 

 

L’ascesa di  Giove determina la nascita della cultura dei Giochi  in cui è possibile elaborare l’aggressività, la rabbia e la volontà di emergere attraverso rappresentazioni e confronti ludici, simbolici e quindi virtuali.  I giochi verbali (Polluce) e i giochi di abilità fisica  (Castore)  hanno infatti il pregio di  connettere le facoltà della percezione sensoriale (Elena)  con quelle della cognizione morale ed etica intuitiva (Clitennestra).  Il  nucleo di neuroni che caratterizza la mentre conscia emerge quindi  dalle acque profonde  del subconscio  in cui la Dea Nemesi sprofonda trasformata in pesce, per poi riemergere come oca nella dimensione inconscia delle  pulsioni dove viene raggiunta da Zeus trasformato in cigno. Dall’unione di cultura e psiche nasce la bellissima Leda, simbolo  dell’autoavvertimento psichico cognitivo da cui ha  origine la consapevolezza di sé.

 

 

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pedagogia dell'arte

di ilrinascimento (29/02/2008 - 09:45)


il sociologo Edgar Morin, una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea, rispondendo a un invito dell’UNESCO ad esprimere delle proposte in merito al progetto transdisciplinare: “Educare per un futuro vivibile”, giunge a sintetizzare “sette temi” fondamentali in ogni tipo di insegnamento che abbia a cuore l’educazione delle nuove generazioni. Per Edgar Morin questi temi “permetteranno di integrare le discipline esistenti e di stimolare gli sviluppi di una conoscenza atta a raccogliere le sfide della nostra vita individuale, culturale e sociale”; ma di quale conoscenza ha bisogno l’umanità del nuovo millennio?

 

Nel secolo scorso si è molto insistito nell’indicare nell’istruzione umanistica lo strumento in grado di  orientare le scelte e guidare le vite umane.  Tuttavia la conoscenza dei contenuti umanistici presenti nelle opere della filosofia, della letteratura e dell’arte occidentale non è sufficiente a stimolare la ‘conoscenza di sé’, da sempre considerata il fondamento della coscienza occidentale.  Anche se il precetto delfico “Conosci te stesso e conoscerai te stesso e Dio” riverbera nell’etere da qualche millennio, non è facile per l’uomo comune appropriarsi degli strumenti idonei necessari per esplorare i “territori” della propria psiche, i “paesaggi” della propria anima o i molteplici “mondi” della propria immaginazione. 


Evolvere nella conoscenza di sè non significa  avventurarsi nei percorsi letterari, filosofici e spirituali confezionati  dagli esperti della cultura. La conoscenza dei caratteri umani, biologici, psicologici e spiriuali non avviene immagazzinando mentalmente teorie, principi o teoremi e nemmeno ‘proiettando’ il desiderio di conoscenza  su settori specialistici della cultura o della scienza. Gli artisti e  i filosofi del Rinascimento avevano compreso che la mitologia greca operava su un piano superiore al piano mentale razionale sul quale la coscienza moderna si struttura da almeno quattro secoli. 

L’arte rinascimentale, alla pari della mitologia greca, procede  per simboli, metafore, allegorie ed emblemi per realizzare un complesso intreccio di immagini e parole, di colori e segni, di allusioni filosofiche e concetti figurati che hanno come unico fine la trasposizione logica (l’Olimpo) dei processi di trasformazione dell’intelletto razionale ( Saturno) in coscienza creativa (Zeus). 
La mitologia greca e l’arte rinascimentale occultano un patrimonio di ‘conoscenze spirituali’ che non possono essere assimilate dalla razionalit